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Esploratori ed Esploratrici

Vivere l'Avventura

- 03 settembre

Ho imparato a fidarmi – CN2018

Il racconto del Campo Estivo di Diana che ha partecipato al Campo Nazionale a Vialfrè(To) col suo reparto Chupacabra del Milano 8.

Questa estate sono andata ad un campo estivo in Piemonte con il mio Reparto, dall’1 al 13 agosto.
Vado ogni anno ai campi, ma questo era diverso. Questo era un Campo Nazionale CN2018!

Imparo da ogni campo qualcosa, sempre, ma questo mi ha aiutata moltissimo ad integrarmi totalmente nel gruppo e a farmi creare legami forti con alcune persone.

Durante il corso di questa esperienza ho capito l’importanza di avere degli amici veri con cui parlare per ore ed ore di te stesso, dei tuoi pensieri, dei tuoi ragionamenti, anche di quelli più meschini, avere qualcuno a cui sussurrare la parte più profonda di se stessi stando dentro una tenda sotto la pioggia abbracciati in silenzio.

Ho capito quanto sia importante aprirsi alle persone, anche solo a una, ho capito quanto sia importante fidarsi degli altri, aiutare chi è in difficoltà, dividersi la fatica con il sorriso sulle labbra, ho afferrato la forza che un abbraccio ha quando stai male.

Ho imparato a fidarmi degli altri, mettendo in secondo piano la paura di essere giudicata, ho imparato che gli amici veri non sono quelli che riescono a trovare ogni tuo difetto, ma quelli che sanno come esaltare ogni tuo pregio.

Ho tastato con mano come anche le situazioni più assurde e “drammatiche”, se sei in compagnia di amici sinceri, possano diventare divertenti.
Ho notato come ogni persona abbia il suo modo di esprimersi, di essere se stessa, nel bene e nel male, e che puoi imparare da tutti se sei capace di vedere la bellezza nell’animo degli altri.

Partendo dal presupposto che per me “scout” non vuol dire “amici” ma “famiglia”, posso affermare senza la minima esitazione che questa è stata una delle più belle esperienze della mia intera vita. In questo campo non c’era solo il nostro reparto formato da 35 persone, ma eravamo in tutto 4500 ragazzi circa fra italiani, polacchi, tedeschi, spagnoli, inglesi, egiziani e isrealiani.
Gli italiani (in evidente maggioranza) venivano da tutta Italia: pugliesi, romani, milanesi, napoletani, genovesi, siciliani, sardi, pesaresi, parmigiani …
Ho perciò fatto amicizia anche con ragazzi e ragazze con abitudini, culture, lingue, famiglie, religioni, credenze diverse dalle mie, e sento che questo mi ha arricchita tantissimo.

Sono consapevole di essermi portata a casa una parte di ogni persona, come una tesserina di un mosaico di amicizia che, man mano che mi distacco dalla mia zona di comfort in cui sto da sola a leggere e a disegnare nella mia stanza, diventa sempre più grande.

 

Le Attività le fanno le persone

Le attività organizzate al campo sono state bellissime certo, ma solo perché lo erano le persone con cui le ho vissute: abbiamo fatto vela e siamo riusciti, grazie ad Arianna, a non affondare, e ci siamo fatte delle grandi risate perché Chiara ed io non sapevamo mai cosa dovevamo fare.

Abbiamo fatto parkour, disciplina nuova al mio corpo inesperto, ma avendo la mano stretta a quella di Nadia ho trovato la forza di non cadere e sono riuscita persino a camminare sui pali più alti.

Abbiamo fatto una camminata di un paio di ore e siamo poi rimasti a dormire nel giardino di una casa che il Comune del paesino in cui siamo arrivati ci aveva messo a disposizione per averli aiutati a ripulire il bosco lì accanto.

Quella sera è stata particolarmente emozionante per me, perché dormire sotto le stelle, con Alessia a tenermi stretta la mano destra e con Francesco che si impegnava per darmi fastidio, sentendo vicino a me il respiro di tutti i miei amici nel silenzio lievemente interrotto dai canti della buonanotte che un piccolo gruppetto stava ancora sussurrando, mi sono sentita davvero a casa, non volevo addormentarmi perché avrei interrotto quella meravigliosa pace che stavo provando, ho pensato che non avrei voluto mai andarmene.

Le sere a cantare davanti al fuoco con Luca e Francesco a suonare le ormai vecchie chitarre passavano abbracciate ad Alessia, schiena contro schiena con Arturo, con la schiena appoggiata sul petto di Tommaso, oppure sdraiati ognuno con la testa appoggiata sulla pancia di qualcun altro, a cantare Vasco Rossi, Max Pezzali, Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, ridendo per le modifiche infantili che apportavamo ai testi delle canzoni.

Poi come dimenticare la serata di reparto, durante la quale lacrime amare e commosse non hanno risparmiato quasi nessuno, neanche i più duri, perché l’ultimo anno andrà in Compagnia e lascerà il Reparto, ed io, abbracciando Arianna cercavo di tenere le lacrime inutilmente.

 

La notte di tempesta

La notte in cui è piovuto un temporale assurdo e fortissimo e ci hanno mandato in tenda alle nove di sera anziché a mezzanotte, nella nostra pattuglia c’eravamo solo Arianna, Chiara ed io, dato che Misia, Giulia e Matilde se ne erano andate il giorno stesso, e io penso con sincerità di non aver mai passato una serata più divertente di quella.

All’inizio le nostre risate isteriche, esaltate e al contempo spaventate riempivano l’aria, poi, una volta calmate abbiamo incominciato a mangiare i fichi secchi caramellati che Chiara aveva portato da casa e nascosto nel suo zaino, incominciando a parlare di noi, inizialmente con timore e imbarazzo, ma dopo pochi racconti abbiamo lasciato parlare il cuore, esprimendo a parole quello che aveva bisogno di dire e abbiamo trovato l’una nell’altra delle amiche sincere e di cui ci si può fidare.

 

Le mattine

La mattina della notte in cui abbiamo dormito divisi per annate, in cui ci siamo svegliati bagnati dall’ acqua che ci era entrata in tenda e che tutto ha bagnato, è stata condita da risate sincere e vestiti e capelli fradici, di iniziale panico sentendo gli assordanti tuoni che facevano tremare la tenda e le nostre mani mentre ci stringevamo gli uni agli altri per scaldarci sorridendo di quella situazione surreale in cui non eravamo mai capitati prima di allora.

Passare la mattinata a giocare a carte nella tenda, ancora avvolti nei sacchi a pelo per coprirci dal freddo pungente che la pioggia aveva portato in quelle prime ore dell’alba e con i capelli spettinati, la voce impastata dal sonno e i movimenti pesanti, è stato di gran lunga più divertente che trascorrere la mattina a fare attività strane e faticose, perché era molto più piacevole non doversi alzare alle sette ma alle undici.

L’ultima notte di Campo Estivo

L’ultima notte abbiamo dovuto cedere due delle nostre cinque tende al reparto di Vicenza, e ci siamo perciò inizialmente spartiti nelle diverse tende, ma poi noi ragazze abbiamo pensato che sarebbe stato più divertente non doversi dividere nelle tende delle altre pattuglie, e allora abbiamo dormito nella tenda delle Pippi (una tenda da sei persone) in quindici, schiacciate l’una all’altra condividendo i materassini e il cibo e spettegolando di ragazzi e ragazze, di cotte passeggere e di “vero amore”, e ridendo tanto da farci rimproverare dai Capi addetti alla sicurezza.
Quella sera ho scoperto un paio di persone di cui prima ignoravo totalmente la presenza, considerato che loro non sembravano particolarmente interessate a conoscermi meglio.

Questo campo, insomma, è stato l’esperienza migliore della mia vita, un’avventura dalla quale mi porto a casa nuove persone, un nuovo modo di vedere le cose, delle conversazioni che hanno fatto crollare alcune mie certezze inducendomi a pormi delle domande, la consapevolezza che non mi fa bene tenermi tutto dentro, che a volte condividere le proprie emozioni con anche solo una persona ti sa rendere mille volte più sicura di te e tranquilla.

 

Spero di riuscire a vivere di nuovo un’esperienza come questa, anche se sono certa che la prossima estate mi ritroverò di nuovo con le gambe doloranti dal camminare eccessivo; i piedi pieni di vesciche e calli che chiedono un po’ di riposo; le mani callose dai nodi fatti con i ruvidi cordini; le braccia e le gambe piene di tagli, punture, graffi, terra; le ginocchia rosse dalle posizioni scomode che il montaggio delle tende richiede; le unghie sporche; i muscoli del viso tesi dalla continua concentrazione; i capelli raccolti alla meglio e la stanchezza dipinta negli occhi, arrotolata nel sacco a pelo sul materassino, felice, a pensare che scout è una continua avventura meravigliosa, faticosa, certamente, ma bellissima, e per cui vale assolutamente la pena fare dei sacrifici

Diana Koellen, Reparto CHUPACABRA, CNGEI Milano 8